1. scappare e a tornare nelle Langhe – suo

1.

     IntroduzioneInizieròil mio lavoro seminariale con alcune informazioni sul romanzo La casa in collina, poi mi concentreròsulle informazioni fondamentali su Cesare Pavese e mi baserò sul mio tema, ilrapporto tra Corrado e Dino, ed allafine inserirò una mia conclusione.Ilromanzo La casa in collina è unadelle opere di Cesare Pavese in cui si esprime l’anima dello scrittore. È unromanzo autobiografico. La trama del romanzo si svolge nel 1943 e il suoprotagonista è Corrado. Lui è un professore torinese che si rifugia in collinaper scappare ai bombardamenti. Nelle colline, il protagonista è circondato dadue donne. Una è Elvira, che ha quarant’anni e si innamora di lui, mentre l’altraè sua madre. Qui trova pure un suo antico amore , Cate, e suo figlio Dino,forse frutto della loro relazione che avevano avuto nel passato.

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Conla caduta del Fascismo, dopo l’8 settembre del 1943, Cate e gli altri decidonodi militare nella Resistenza, ma Corrado rimane inattivo. Riesce a scappare e atornare nelle Langhe – suo luogo di nascita.1 Nell’ultimocapitolo del romanzo, Corrado capisce che dalla guerra tragica non si può scappare.Di solito accade che tutti ne sono coinvolti o ne sono responsabili: Questa guerra…Finirà per costringerci acombattere anche noi per strapparci un consenso attivo.

È verrà il giorno chenessuno sarà fuori della guerra – né i vigliacchi, né i tristi, né i soli.2        2.     CesarePaveseCesarePavese nacque il 9 settembre 1908 a Santo Stafano Belbo, nelle Langhe Cunesi,dove la famiglia si recava a spendere le vacanze. Fu ultimo di cinque figli. Asei anni perse il padre. La sua educazione fu affidata alla madre. Sua madrenon riuscì a far vincere al figlio le incertezze e le paure nei confronti dellavita. Questa situazione può spiegare la fragilità psicologica dello scrittore,le difficoltà incontrate che gli hanno insegnato quello che lui definirà “il mestiere del vivere”.

CesarePavese frequentò le scuole medie in un istituto della ricca borghesia.Dominique Fernandez, il saggista francese, ha notato: Pavese manifesta molto precocemente due personalità, ma non riesce afarne coincidere alcuna con l’esperienza direttamente vissuta. In campagna sicomporta da cittadino, in città da contadino. In tal modo egli non è soltantosdoppiato, non è mai interamente sé stesso. Ecco, senza dubbio, il primosintomo del suo disadattamento, della sua incapacità di vivere.Pavesefrequentò pure il liceo D’Azeglio.

Nel 1926 si iscrisse alla Facoltà di Lettere,laureandosi nel 1930 con una tesi intitolata Interpretazione di Walt Whitman poeta. Nel 1929 iniziò a tradurre Il nostro signor Wrenn di Sinclair Lewis,pubblicato nel 1931. Nel 1932 uscì la magistrale traduzione di Moby Dick di Melville.3Siccomesi laureò in lettere, in seguito si dedicò alla traduzione di autori inglesi eamericani. Nel 1935 fu arrestato, dopodiché pubblicò le sue prime opere: Lavorare stanca (1936) – una raccolta dipoesie, e Paesi tuoi (1941) – unromanzo. Nel 1948 fu pubblicato il romanzo Lacasa in collina.

Nell’agosto 1950, Cesare Pavese si uccise a Torino.4      3.     Ilrapporto Corrado – DinoCorradoè il protagonista del romanzo La casa incollina. È anche il narratore di tutta la storia. Narra le cose dal suopunto di vista.

Il ritorno notturno nella casa in collina, rappresenta il desideriodi solitudine. Frequenta l’osteria con gli amici per ricordare il passato, manon riesce a vincere il suo isolamento. Lui preferisce evitare lapartecipazione attiva alla guerra con i partigiani e raramente esprime la suaidea politica. La guerra è per lui interminabile, cioè fluisce. Vorrebbepartecipare in modo attivo, ma non lo fa, e per questo si sente male.Rassegnato, cerca salvezza da questo tormento, tornando nelle Langhe. Spera ditrovare pace.Nelromanzo La casa in collina Corradopresenta dei tratti autobiografici.

Ha quarant’anni, è un insegnante, dunque unintellettuale. Cerca rifugio sulle colline del Monteferrato durante il periodo deldominio fascista. Ama andare nei boschi, sia durante la notte che durante ilgiorno.

Corrado diventa sempre più amico dei frequentatori dell’osteria e moltevolte si trattiene con loro per ascoltare la radio.Corradoè inoltre professore di scienze a Torino. Vive nella villa di Elvira e dellamadre, le quali si occupano di lui.

Vive nascosto nel centro delle sue colline.A Corrado sfugge l’ultimo senso della guerra e delle inumanità che vengonocommesse.5Egli scopre che Dino, può essere anche suo figlio, ma non riuscirà mai a saperela verità in merito. Un giorno quando arrivano dei fascisti Corrado si nascondein un collegio lontano, e poi lo raggiungerà anche Dino.Dino è un personaggio molto importante nelromanzo, soprattutto per Corrado. È un bambino molto vivace, allegro e moltointelligente. Corrado vede subito una somiglianza tra i suoi modi di fare equelli di Dino, tanto che comincia ad avere sospetti sulla sua possibilepaternità. Dino nasce e cresce in un periodo di guerra durante il qualeprevalgono mentalità a senso unico e non esistono grandi aspettative per ilfuturo.

Alla fine lui non segue i progetti che ha per lui la madre, ma conl’entusiasmo e gli ideali tipici dei giovani, si unisce alla lotta partigianasulle colline. Dinoera già divenuto l’uomo e si guardava sempre intorno. Corrado si domandavasempre: Che cosa c’era di comune tra me elui? Che cosa avevo fatto per lui?6Corrado per Dino aveva solo parole belle; per lui era un bel ragazzo, bentenuto.

Dopo aver finito le scuole, Dino era in mano della nonna, che lolasciava gironzolare, gli puliva la faccia con lo straccio e lo chiamava a far marenda.Dino non era più un ragazzo bianco e intontito. Adesso correva, tirava sassi,si rompeva le scarpe.

Era magro e monello. Corrado non sapeva perché, ma Dinogli faceva pena.Dino aveva i capelli negli occhi e unamaglietta rattoppata. Corrado gli diceva che, come lui, non studiava tantematerie, e che anche lui ai suoi tempi ne aveva combinate di tutti i colori.Gli raccontava come aveva copiato pietruzze, nocciole, erbe rare. Corrado,descrivendolo, dice: Parlava senzainciampi, sicuro di sé, come si fa tra coetanei. Mi dava del voi.

7A Dino piacerebbe diventare un soldato, combattere in Sicilia. Corrado unavolta gli ha domandato se la mamma sapeva che lui vorrebbe partecipare allaguerra. Lui gli rispose che l’opinione della mamma sulla guerra è che essa sia unavergogna, e che i fascisti siano colpevoli di tutto.Corrado aveva paura che Dino fosse suo figlio.In un evento nel romanzo, quando Corrado gli chiese di suo padre, se l’abbiaforse mai conosciuto, Dino gli rispose che lui non l’ha mai conosciuto, siccomesua mamma e lui, dopo che si è saputo che lei era incinta, non si sono mai piùvisti.ACorrado non gli importava di chi Dinofosse davvero figlio, gli importava solo il fatto che si erano incontrati inquell’estate dopo una serie di assurde villanie.

Cate di Dino dice: Èun muletto, è una bestia testarda. Strappa tutto. A scuola fa sempre la lottacon tutti. Non è mica cattivo.8A scuola studia volentieri. Lui studiava e imparava anche quello che nondoveva. Cate vorrebbe che lui un giorno diventasse qualcuno importante,vorrebbe che studiasse e diventasse come Corrado.

Corradoe Dino parlavano di uccelli, di cavallette, di strati geologici. Se adesso Dino lo accettava senza molto entusiasmo,era perché gli stava troppo alle costole, perché gli era nuova questa figura dipadre nella propria vita.  Sempre di più Corrado e Dino si avvicinano etrascorrono del tempo insieme: VenivaDino, in quei mattini di novembre, e studiavamo sui suoi libri, lo facevoparlare di quel che sapeva. Di punto in bianco lui smetteva la lezione e uscivaa raccontare delle ultime voci, di quel che aveva detto un viandante, deitedeschi, dei patrioti alla macchia. 9Corradoparlava sempre di Dino con Cate. La nonna a volte lo portava a messa e lomandava al catechismo.

Una volta, mentre Corrado osservava Dino, lo descrivenel seguente modo: Lo guardavo correre.Lo guardavo dare spintoni ai compagni in cappella. Lo guardavo sbirciar levetrate e pregare. Aveva un maglione sotto la giacchetta, le mani tozze earrossate, gli occhietti cocciuti. Metteva un grande impegno a giocar bene ilnostro gioco, a restare impassibile, a farmi furbeschi saluti.10.

              4.     CommentoLa casa incollina può essere letto come romanzo dellaResistenza, poiché presenta molti riferimenti storici relativi alla caduta delfascismo e agli eventi successivi all’8 settembre. La fuga di Corrado dallavita non si esprime solo nella liberazione politica ma anche in un mancatocoinvolgimento in amore.

In giovinezza Corrado aveva rifiutato l’amore di Cate,mentre ora la incontra di nuovo e nota che è una donna coraggiosa. Ama suofiglio Dino ed è consapevole della necessità di agire con gli altri.Nellaparte finale, l’ultima fuga di Corrado, acquista un significato simbolico. Ilviaggio diventa una fuga dalla città, dalla guerra e dalla morte, attraverso iluoghi dell’infanzia e una natura che è incontaminata. Si può dire che il romanzosi trasforma in un’analisi della condizione della violenza in cui l’uomo ècondannato a vivere, e che preferisce ignorare.

111 M. SAMBUGAR, G SALÀ,Gaot 3, edizione ampliata, dalla fine dell’Ottocento alla letteraturacontemporanea, Milano, gennaio, 2007, pag. 1013.2 C. PAVESE,Prima che il gallo canti, Il carcere, La casa in collina, pag. 257.3 G. BALDI, S.

GIUSSO, M.RAZETTI, G. ZACCARIA, La letteratura ieri, oggi, domani; Dal periodo tra le dueguerre ai giorni nostri, Paravia, 1 aprile 2016, pagg. 654.-655.4 A. GIUDICE,G. BRUNI, Otto e Novecento; Problemi e scrittori, Paravia, Milano, 1989, pag.

730.5 G.BALDI, S.

GIUSSO, M. RAZETTI, G. ZACCARIA, La letteratura ieri, oggi, domani;Dal periodo tra le due guerre ai giorni nostri, Paravia, 1 aprile 2016, pagg. 683.6 C. PAVESE, Prima che il gallo canti, Il carcere, La casa in collina, pag.125.

7 C. PAVESE, Prima che il gallo canti, Il carcere, La casa in collina, pag.145.

8 C. PAVESE, Prima che il gallo canti, Il carcere, La casa in collina, pag.166.

9 C. PAVESE,Prima che il gallo canti, Il carcere, La casa in collina, pag. 195.

10 C. PAVESE,Prima che il gallo canti, Il carcere, La casa in collina, pag. 226.

-227.11 B. PANEBIANCO, IlNovecento, Moduli di educazione letteraria attraverso i tempi e le culture, Bologna,dicembre, 1998